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Comunicato stampa del 10/09/2011

L’Italia e la Costituzione raccontate da De Siervo e Castagnetti

«La Costituzione non è un ferro vecchio, non la si può toccare con approssimazione e improvvisazione, proprio come ha detto Napolitano». Questo il messaggio portante del dibattito «Il Bel Paese: la nostra bella Costituzione», che ha visto confrontarsi l’ex presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo e Pierluigi Castagnetti. «Non si può capire il nostro paese e la sua storia senza passare attraverso la Costituzione» ha detto in apertura Nando Rinaldi, che ha ricordato anche i reggiani che hanno partecipato alla Costituente.

«Le costituzioni sono regole fondamentali per far vivere insieme un popolo e sono fatte per durare, costituendo davvero le regole del gioco, i valori comuni, le radici di fondo della convivenza – ha detto De Siervo, sollecitato dal giornalista Rai Giorgio Tonelli – Le grandi costituzioni del dopoguerra, come la nostra, hanno resistito a lungo e a volte c’è bisogno di mutarle, ma saggiamente, perché non mutano i valori di fondo della gente: adattamenti se ne possono fare molti per arrivare a un funzionamento migliore, ma non ha senso buttare a mare una Costituzione che, in un clima politico feroce, fu approvata col 90% dei voti. Occorre grande pazienza e sopportazione verso chi dà la colpa alla costituzione del suo non saper governare o legiferare, ma imparino a lavorare meglio in Parlamento o nel Governo e solo dopo si parli di modifiche costituzionali».

Per De Siervo quella italiana è una buona costituzione: «Non è lo splendore, è un prodotto umano e storico, ma è serio. Dopo la guerra sono nate costituzioni all’altezza delle sofferenze patite nei decenni precedenti, tant’è che sono state copiate dalle realtà nate dopo la caduta dei regimi». «È indubbio che la democrazia italiana è stata conquistata dalla lotta contro il nazifascismo, le forze che hanno fatto la Resistenza hanno innervato la Costituente – ha aggiunto Pierluigi Castagnetti – anche se Giuseppe Dossetti ci ha ricordato è stata la tragedia della Seconda guerra mondiale a creare una condizione nuova che esigeva un’assunzione di responsabilità enorme, come si vede ancora oggi nell’articolo 11, quello del ripudio della guerra».

Per Castagnetti «La nostra Carta non è malata o inadeguata, ma il berlusconismo ha finito per “decostituzionalizzarla”, per relativizzarne il valore e si è creato un senso comune preoccupante: solo 10 anni fa un attacco alla Costituzione era respinto con forza, ora c’è chi pensa che sia una legge arcaica e inutile. L’attacco a tutte le istituzioni di garanzia è iniziato circa dieci anni fa e continua ancora, con effetti devastanti per l’opinione pubblica». Oggi c’è chi pensa che il parlamento non serva più a nulla, perché non fa più le leggi, quindi sarebbe inutile pagare i parlamentari: «Nessuno si sarebbe mai sognato di dire questo a Nilde Iotti o a Benigno Zaccagnini. Mino Martinazzoli, scomparso da pochi giorni, diceva che eravamo passati dal tutto della politica al niente della politica: dobbiamo ricostruire il senso, la missione della politica, lo dobbiamo ai giovani, perché quando la politica ha paura di scelte che richiedono intelligenza, coraggio e rischi e elettorale si arriva al punto disastroso di oggi – ha continuato il parlamentare – Non abbiamo nemmeno i numeri per fermare questa delegittimazione, anche grazie a una pessima legge elettorale: occorre sostenere con forza il referendum contro il “Porcellum” di cui si stanno raccogliendo le firme in questi giorni, è l’unico modo per costringere una maggioranza blindata di eletti e comprati a cambiare la legge».

De Siervo ha insistito perché la politica ripulisca il proprio linguaggio: «Usare parole sballate illude la gente e la induce a fare cose strane. Non si può chiamare “federalismo municipale” un sistema che dà tre soldi ai comuni, salvo revocarglieli nella finanziaria successiva: è una bestemmia, una presa in giro dell’opinione pubblica». Nonostante la situazione difficile, tuttavia, il presidente emerito della Consulta si mostra ugualmente ottimista: «Non bisogna mai mollare. In periodi di buio e di profonda tensione come questi, la nostra Carta costituzionale ha mostrato di tenere, come anche gli organi di garanzia, cioè la Presidenza della Repubblica, la magistratura e la stessa Corte costituzionale, che ha detto molti no a tante leggi pessime. Questo dimostra che, pur nella difficoltà, i meccanismi costituzionali, fatti di pesi e contrappesi, sanno reggersi».

UFFICIO STAMPA