Comunicato stampa del 10/09/2011
2,45 milioni di persone, si legge nel volume curato da GVC – onlus dedicata alla cooperazione e allo sviluppo in 27 paesi del mondo - sono vittime del traffico di esseri umani.
Per affrontare il tema con le giovani generazioni GVC ha realizzato un libro e un DVD che è stato presentato allo spazio Loft di Festa Reggio da Patrizia Santillo, presidente di GVC, Stefania Piccinelli, responsabile per GVC dei progetti di sviluppo, Matteo Sassi, assessore alle politiche sociali del comune di Reggio, Alfa Strozzi, responsabile del progetto Rosemary, Don Daniele Simonazzi e da Lucia Spreafico dell’Esecutivo Pd.
L'iniziativa rientra nel progetto europeo per “Sensibilizzare l’opinione pubblica di Ungheria, Svezia, Italia e Germania sulla questione del traffico degli esseri umani in quanto ostacolo allo sviluppo dei popoli” realizzato con il patrocinio della Regione Emilia Romagna.
Il libro “Human trafficking, conoscere le nuove schiavitù” - che sarà messo in distribuzione gratuita nelle scuole - è adatto soprattutto ai ragazzi dai 14 ai 19 anni, affronta il fenomeno della tratta degli esseri umani, un problema complesso interconnesso con differenti ambiti ed interessi: migrazioni, prostituzione, lavoro nero, accattonaggio, economie illegali, rapporti di genere e condizione delle donne e dei minori.
E’ un problema di scala mondiale, in crescita e ancora troppo sommerso, a cui si legano storie di potere, inganni, e leggi, ma anche di sostegni concreti e speranze.
“GVC è un osservatorio privilegiato da cui tirare somme rispetto a questa piaga sociale - afferma Patrizia Santillo, presidente di GVC -. La nostra associazione infatti lavora a progetti di sviluppo sociale, finanziati dall'Unione Europea e dalle Nazioni Unite, in molti paesi in cui il fenomeno del traffico degli esseri umani è diffuso. Ciò che a volte , nella nostra società occidentale, si dimentica, è che non siamo in questi casi di fronte a scelte del singolo individuo ma ad un fenomeno criminoso, la cui testa si trova ben radicata nei nostri paesi: Europa, America, paesi emergenti. Il traffico di esseri umani esiste perché esiste la domanda.
Una realtà scabrosa che prima di essere un fenomeno sociale è un business”.
Più nel dettaglio è entrata Stefania Piccinelli, responsabile per GVC dei progetti di sviluppo: “Questo volume vuole essere un contributo a prendere coscienza di quali siano le nostre responsabilità negli squilibri della società globale. Un libro dedicato ai ragazzi delle scuole superiori che introduce il concetto di nuova schiavitù, sul quale riflettere insieme. Sensibilizzare su tale tema serve a creare per il futuro individui più consapevoli della dignità della persona”.
“Il tema è attuale non solo per la cronaca locale – spiega l'assessore alle politiche sociali del Comune di Reggio Emilia Matteo Sassi – ma perché, come detto, siamo tutti coinvolti. Per affrontare in profondità il tema è necessario abbandonare un aristocrazismo etico e cominciare a discutere apertamente di legalizzazione. Dobbiamo confrontarci con il rischio di anteporre le nostre ideologie personali e di schieramento politico alla reale ricerca di soluzioni che contrastino lo sfruttamento.
Molti sono gli ambiti di riflessione, e la politica deve essere razionale. Se un contributo forte non è arrivato sul tema generale dalla politica nazionale, è pur vero che come amministratore è necessario dare risposte sollecite ai cittadini, anche quando certo insufficienti a risolvere il problema nella sua interezza, come ci ricorda la recente questione di via Platone”.
“Molte sono le difficoltà – ha confermato Alfa Strozzi, responsabile per il Comune di Reggio Emilia del progetto Rosemary – che queste persone incontrano nel nostro paese, per riuscire ad emergere da questa situazione di sfruttamento. La loro debolezza nasce proprio dal non essere in gradio di accedere a quello stato di legittimazione che garantirebbe loro la tutela dei diritti personali”.
“Queste ragazze – ha aggiunto don Daniele Simonazzi, da anni operante nel territorio reggiano con l'associazione Rabbunì – sono usate nella convinzione di essere protagoniste, e non vittime della esperienza che vivono. La violenza verso queste ragazze è la perdita della speranza di diventare spose e madri.
Bisogna adottare modi profetici, cammini nuovi per spezzare la catena di denaro – potere – piacere che lega queste ragazze alla strada. La logica della sicurezza che parte ora dai cittadini deve però essere intesa come sicurezza per tutti, comprese le ragazze vittima di sfruttamento. Uscire dalla logica del denaro anche negli interventi a loro sostegno”.
UFFICIO STAMPA