Comunicato stampa del 10/09/2011
Il coraggio dell'incorruttibile: questo il titolo dell'incontro di ieri sera, sotto un'affollatissima tenda del Loft di Festareggio, con il magistrato Piercamillo Davigo, intervistato da Pierluigi Senatore (caporedattore centrale di Radio Bruno) e Roberta Mori (consigliere regionale PD).
Come frenare il dilagare del fenomeno della corruzione? “Se si vuole fare pulizia bisogna cominciare dai partiti. Il giudizio politico su coloro che sono a qualche titolo coinvolti da indagini dovrebbe essere autonomo e non attendere quello della magistratura: se io invito un conoscente a cena e lui se ne va con l'argenteria in tasca, non aspetto certo la fine del processo per decidere di non invitarlo più. Ma anche nella pubblica amministrazione è importante intervenire se l'alta velocità ferroviaria nel tratto alpino tra Spagna e Francia è costata 9,2 milioni di euro, mentre la tratta pianeggiante Torino-Milano è costata 72 milioni di euro. Bisogna ricreare i corpi tecnici dello Stato, che oggi si affida per lo più a consulenti esterni che, per il resto della loro attività sono pagati dalle aziende private. Questo si traduce concretamente nel fatto che lo Stato non è nemmeno in grado si sapere cosa compra spesso. E' inoltre fondamentale mettere i funzionari dello Stato al riparo dalla necessità. Per resistere tutta la vita a una differenza tra un 1000 euro e 100 milioni di euro al mese, bisogna essere santi o eroi. E lo Stato non può pensare che i suoi dipendenti siano tutti santi o eroi: deve renderli esenti dal bisogno”.
Si calcola che nel '92 la corruzione ci costasse 5 miliardi di euro; oggi qualcuno parla di 40 miliardi di euro. Che ne pensa? “Questi calcoli si fanno considerando una percentuale del 3% del PIL. Ma il costo della corruzione non si può calcolare solo in euro: è anche inefficienza, tempi biblici, inutilità”. Qualche anno fa ha dichiarato che i controlli non fanno più paura e che ora i corrotti usano assegni circolari: fa paura! “All'epoca di Tangentopoli li abbiamo presi perchè non erano abituati ad essere scoperti, oggi invece si sono abituati all'impunità. Il reato di corruzione nella maggior parte dei casi non viene denunciato, e viene scoperto indagando su qualcos'altro. E in questi anni la classe politica, ha depotenziato molti dei reati che consentono di scoprire casi di corruzione, in maniera bipartisan: prima il centro sinistra con l'abuso di ufficio per esempio, poi il centro destra con il falso in bilancio”.
Intercettazioni: servono? “Ai tempi di Tangentopoli non servivano a niente perchè tutti parlavano. Sono invece indispensabili quando nessuno parla. Sulle intercettazioni bisogna però anche sfatare due falsità colossali che sento spesso: primo in Italia si fanno più intercettazioni giudiziarie che negli altri paesi, cioè si fanno più intercettazioni autorizzate dall'autorità giudiziaria, mentre negli altri paesi si fanno senza bisogno di alcuna autorizzazione; secondo i divieto di pubblicazione esiste per tutelare la verginità del giudice, se si vuole tutelare la reputazione è sufficiente inasprire le pene per la diffamazione. Anche perchè volere nascondere con il segreto un reato è davvero ignobile”.
Riforma delle giustizia, che fare? “Non è un problema di risorse, ma di spenderle meglio. L'anomalia in Italia è il numero di processi: abbiamo annualmente 3 mlioni di processi e 67 mila detenuti, mentre la Gran Bretagna con 300mila processi ha 100mila detenuti. Ora, non si fanno processi per creare detenuti ma il rapporto tr questi due numeri dice qualcosa sulla necessità del processo e sull'efficienza del sistema. E si fanno così tanti processi perchè il sistema tutela i fraudolenti e abbiamo più avvocati nel foro di Roma che in tutta la Francia. L'impugnazione è l'origine di questi mali: il fatto cioè che tutti facciano ricorso e appello senza che questo abbia conseguenze, come invece accade per esempio in Francia dove i gradi successivi di gudizio possono aumentare la pena. E allora ci si penserebbe due volte prima di impugnare una sentenza...”
Si sentono spesso accusare i magistrati di dare sentenze politiche? “Ma voi vi preoccupereste di sapre cosa vota il chirurgo che vi sta operando? E per converso, se un domani un islamico chiedesse di essere giudicato da un giudice islamico? Una fesseria”.
Di Pietro è entrato in politica, Colombo ora scrive libri e si occupa di divulgazione... Perchè lei è rimasto in magistratura? “Perchè continuo a crederci”.
UFFICIO STAMPA