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Comunicato stampa del 10/09/2011

CRESCITA DEL PAESE E AGRICOLTURA A FESTAREGGIO

Di crescita del paese e agricoltura si è parlato a Festareggio sabato 10 settembre nell’incontro “E se l’agricoltura fosse strategica per la crescita?”.

Intervistati da Gianni Montanari di Telereggio, Leana Pignedoli, gruppo PD Senato membro della commissione agricoltura, Tiberio Rabboni assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna e Roberta Rivi assessore all’agricoltura della Provincia di Reggio Emilia.

L’incontro è stato presieduto da Alessandro Govi dell’esecutivo provinciale PD.

L’agricoltura rappresenta oggi il 15 % del PIL italiano, con produzioni che sono eccellenze in tutto il mondo. Se parliamo dell’Emilia Romagna il rapporto agricoltura/PIL passa all’8% con 81mila addetti e di questi 11mila in terra reggiana.

E’ proprio così – ha introdotto la sen. Pignedoli - il settore agricolo oggi è particolarmente importante, in un paese a crescita zero è nell’agricoltura che troviamo grandi potenzialità, il settore agroalimentare sta vivendo una forte domanda, sia sul mercato interno, malgrado la contrazione generale dei consumi, così nei mercati internazionali verso i quali dobbiamo attrezzarci. Siamo di fronte ad una svolta, questo settore ha bisogno di riorganizzarsi di fronte a un nuovo orizzonte. Non possiamo più contare su risorse pubbliche indefinite, bisogna ridefinire il rapporto pubblico privato ed necessario arrivare ad una semplificazione della gestione pubblica se vogliamo contribuire ad accrescere la competitività delle aziende. Su questi temi abbiamo recentemente presentato come PD un disegno di legge e stiamo lavorando sul riordino del sistema ministeriale.

E sul valore strategico dell’agricoltura per l’economia del paese è intervenuta Roberta Rivi, assessore all’agricoltura della Provincia di Reggio Emilia. Nel primi tre mesi del 2011 – ha detto la Rivi - l’agroalimentare è stato l’unico settore in crescita con numeri importanti, intorno ai quali dobbiamo progettare. Ma per contro a questi dati positivi ci troviamo di fronte ad un paese che non investe nella ricerca, che non trattiene le teste pensanti e questo è un grande limite. L’ultimo censimento, non ancora ufficiale, ha fatto emergere su Reggio Emilia un calo del 29,9 % delle imprese, abbiamo dimezzato gli allevamenti suinicoli e diminuito del 10% gli allevamenti bovini, su questi dati occorre fare una riflessione importante e Reggio può contribuire alla costruzione di un modello nuovo.

E’ così – ha proseguito l’assessore regionale Rabboni - siamo di fronte ad un paradosso. Da un lato i dati ci dicono che l’agricoltura sta crescendo perché nel mondo cresce la domanda di cibo ma il sistema produttivo mondiale non è in grado di soddisfare questa esigenza perché le risorse che servono per aumentare la produzione sono risorse finite. Parliamo dell’acqua, dell’energia, almeno quella fossile, per non parlare del cibo che sprechiamo, circa un terzo della produzione. Come ha detto bene chi mi ha preceduto, in Italia, in Emilia Romagna l’agroalimentare sta tirando la crescita ed è ovvio che questo ricade positivamente anche sui settori collegati all’agricoltura.

Davanti a tutto questo i nostri agricoltori soffrono un reddito basso che non è comparabile con quello di imprenditori che lavorano in settori comparabili per caratteristiche e investimento. Tant’è - ha proseguito Rabboni - che in Italia le imprese agricole chiudono e l’età media dei conduttori è aumentata mentre la presenza di giovani è in continua diminuzione.

Come si spiega tutto ciò? Il reddito dell’agricoltore italiano viene consumato dal sistema Italia: tasse, burocrazia, frammentazione del mondo agricolo, mancanza di organizzazione che si riflette in una mancata capacità di programmare la produzione, e quindi di seguire la domanda, di opporsi alla grande distribuzione così come nei confronti del sistema che organizza i servizi collaterali.

Il mondo agricolo e la politica devono aggredire queste difficoltà. La regione su questo sta lavorando anche attraverso il sistema di assegnazione dei contributi che è andato nella direzione di premiare i giovani, le imprese della montagna, le imprese che lavorano insieme. E’ ovvio - ha concluso Rabboni - che la regione può fare la sua parte ma ci vuole una politica nazionale che liberi la disponibilità di terreni in mano pubblica pari a 17mila ettari e trovi le risorse.

E sul tema delle risorse ha tratto le conclusioni la senatrice Pignedoli – la questione degli enti vigilati dal Ministero non è questione di oggi, abbiamo 13 enti che di fatto svolgono quattro funzioni. Abbiamo fatto un’indagine conoscitiva che ha evidenziato un patrimonio importante che va riorganizzato. Come Partito democratico abbiamo posto il tema, abbiamo chiesto di avere certezza dei risultati delle risorse investite e per questo abbiamo proposto un riordino degli enti che potrà generare maggiore efficienza e liberare risorse nuove per l’agricoltura del futuro.

UFFICIO STAMPA